Innovativo e anticonvenzionale, Jan Vormann è un’artista urbano che ama trasformare l’ambiente circostante e che combina estro e creatività. Le sue opere partono da un’attenta osservazione della realtà, il che gli permette di cogliere dettagli che gli altri trascurano e di rendere partecipi i passanti.
“Voglio riparare la città e il mondo, ma anche pensare a chi appartengono gli spazi pubblici.”

Origini: il legame con la street art
Nato a Bamberga nel 1983 da madre franco-tunisina e padre tedesco, Jan Vormann cresce in Germania sia come persona che come artista. Diplomatosi tra 2004 e 2010 in scultura presso la Kunsthochschule Berlin-Weißensee, Vormann è strettamente legato alla street art.
Quando si parla di street art ci si riferisce agli interventi artistici realizzati in luoghi pubblici e spesso non predisposti all’esposizione di opere. Seppur fosse inizialmente concepita come un atto di vandalismo, col tempo la street art ha acquisito sempre più considerazione diventando un movimento artistico. In quanto tale, si fa da portavoce di messaggi di protesta e obiettivi come una maggiore accessibilità dell’arte e la rivitalizzazione delle città.

Dal canto suo Vormann è un’artista che trasforma lo spazio pubblico adottando un linguaggio visivo semplice ma efficace. Più nello specifico ricorre ai media, come ad esempio video e sculture cinetiche, per commentare eventi di vita quotidiana in modo giocoso e ironico. In questo modo l’ambiente circostante viene trasformato sia esteticamente che socialmente.
Dispatchwork: per un mondo più… colorato!
L’opera più celebre di Jan Vormann è senz’altro Dispatchwork (2007): un’installazione partecipativa che col tempo si è trasformata in un vero e proprio fenomeno su scala globale. Ecco come è nata.


Nel 2007, in occasione del festival d’arte contemporanea Venti Eventi, Vormann si trovava nel piccolo borgo di Bocchignano. Passeggiando per i vicoli l’artista rimase colpito dalle mura danneggiate del paese, dove buchi e crepe sono stati riempiti con pietre della stessa dimensione e a prescindere da forma o colore. Si tratta dunque di riparazioni improvvisate ma efficaci e in cui l’aspetto estetico è trascurato. Questo tipo di riparazioni hanno rievocato in Vormann dei ricordi d’infanzia legati ai Lego, ispirandolo a utilizzarli per “riparare” le crepe urbane. Così facendo i Lego diventano la metafora del linguaggio dell’artista, che punta a contrastare col suo estro e la sua creatività il grigiore delle città.
“In un parco giochi è tutto colorato. Le case e il sole sono colorati. Poi cresciamo, cresciamo in una città grigia. Che delusione crescere e scoprire che tutto è grigio. Per questo ho deciso che è ora di riportare i colori nell’età adulta.”
Il primo intervento dell’artista risale proprio al festival di Bocchignano, suscitando l’interesse e la curiosità dei passanti. Col passare degli anni Vormann iniziò a ripetere interventi simili nei suoi viaggi, dando vita a un’unica grande opera collettiva. A partire dal 2007 l’artista ha realizzato installazioni in quasi 40 città sparse in tutto il mondo e, grazie alla sua community, ad oggi si contano circa 200 interventi totali di Dispatch Art.
Con la sua leggerezza e il suo ottimismo, Vormann è dunque riuscito nel suo piccolo ad ispirare grandi e piccini a ridare colore alle proprie città, il tutto grazie a dei semplici mattoncini Lego.








Fonti:
https://fr.wikipedia.org/wiki/Jan_Vormann
https://www.finestresullarte.info/arte-base/street-art-nascita-sviluppo-principali-esponenti
https://tunyaarticle.blogspot.com/2012/01/art-dispatchwork-by-jan-vormann-eng.html
https://www.artbooms.com/blog/jan-vormann-dispatchwork-riparazioni-muri-con-lego
https://artslife.com/2020/09/15/jan-vormann-lego-arte-in-italiano/
https://blog.tradimalt.com/dispatchwork-rigenerazione-urbana/