Gioco e orrore: Zbigniew Libera e la pedagogia del male

Considerato il padre della “critical art” polacca, Zbigniew Libera rientra tra le figure più radicali e rinomate del panorama artistico polacco. Nelle sue opere Libera intreccia tra loro il gioco infantile e l’orrore della storia, smascherando i meccanismi di potere nascosti. In questo modo l’artista porta alla luce ciò che rimane nell’ombra e induce l’osservatore a riflettere sul reale funzionamento della realtà.

“I giocattoli non sono oggetti neutrali. Sono macchine per costruire soggettività: insegnano ai bambini chi sono e chi dovrebbero essere.”

Origini: dall’underground all’arresto

Nato a Pabianice nel 1959, Zbigniew Libera cresce artisticamente nella Polonia degli anni 80. In quegli anni, segnati dalla repressione politica del regime comunista polacco, l’artista sviluppa un atteggiamento critico nei confronti delle istituzioni e del loro controllo sociale. Inizia infatti a frequentare l’underground artistico di Lodz e prende parte a varie iniziative artistiche indipendenti.

Man mano il clima politico si inasprisce sempre di più e il 13 dicembre 1981 viene emanata la legge marziale. Questo espediente politico, finalizzato a limitare la vita quotidiana, e la repressione dello sciopero alla miniera di carbone di Wujek hanno spinto Libera a pubblicare una rivista clandestina contro il regime e a stampare dei volantini per il movimento democratico Solidarnosc. Per questo motivo nel 1982, anno della sua prima mostra personale, l’artista fu condannato a diciotto mesi di carcere per la distribuzione di materiale antigovernativo.

Seppur abbia portato al suo arresto, questa presa di posizione da parte di Libera si è poi rivelata cruciale per la sua crescita personale e artistica.

Tra musica e anticonformismo

Come detto in precedenza, Zbigniew Libera prese parte a varie iniziative artistiche indipendenti. Tra queste ricordiamo in particolar modo il gruppo d’avanguardia musicale Sternenhoch (1985), del quale l’artista è uno dei membri fondatori.

Non si tratta di una band comune e ben definita, ma di un collettivo fluido di artisti sperimentali e anticonformisti. Questi cambiavano spesso, il che rendeva ogni performance un evento unico. Alla base delle loro esibizioni, in cui traggono ispirazione dall’industrial punk tedesco e dal jazz, c’era la volontà di creare una comunità artistica alternativa volta a scardinare i meccanismi socio-politici dell’epoca.

Col passare del tempo Libera (che suonava il basso, la chitarra e il pianoforte) sviluppa una pratica artistica fortemente concettuale influenzata dalla body art e dalla tradizione neo-dada. Tant’è che in molte delle sue performance o in alcuni video trasforma il proprio corpo in veicolo di messaggi. Ad esempio, in Libera-Furniture Piece (1985) l’artista si priva della propria dimensione spirituale riducendo il suo corpo ad un oggetto funzionale: un mobile.

In questo modo l’atto di masturbarsi, fulcro della performance, non è più un momento intimo e solitario ma diventa un evento pubblico dai connotati autodistruttivi. Dunque Libera non va considerato come un semplice musicista, ma come un artista totale che opera su più fronti.

Dai soldatini giocattolo…

Ancor prima di iniziare la propria carriera da artista, Zbigniew Libera ha subito dimostrato di nutrire un forte interesse nei confronti della manipolazione dei giocattoli . Questo lo si può evincere da una sua opera prematura e mai pubblicata all’epoca: Completamento Necessario (1978).

Si tratta di una serie fotografica giovanile in cui Libera utilizza soldatini giocattolo per ricostruire scene di guerra. Tuttavia, ciò che “completa” l’opera ed è “necessario” (come suggerito dal titolo) è l’inserimento di elementi legati allo stupro, alla violenza e alla fisiologia umana: tematiche che di solito non sono trattate in relazione alla guerra. In questo modo la neutralità e l’innocenza dei soldatini in quanto giocattoli per bambini è messa in discussione.

In molte delle sue opere Libera parte dai media di massa (tra cui rientrano gli oggetti del mondo dell’infanzia) e ne altera il significato, mostrando ciò che normalmente resta nell’ombra. Questo metodo prende il nome di détournement e mira a sovvertire l’ideologia comune, generando disagio nel pubblico. In questo modo il quotidiano diventa inquietante e il gioco infantile si intreccia con l’orrore della storia.

… ai Lego: la sovversione della realtà

A 18 anni di distanza, Zbigniew Libera decise di affrontare nuovamente le tematiche di Completamento Necessario realizzando la sua opera più celebre in assoluto: Lego. Campo di concentramento (1996). Quest’opera, considerata il punto d’arrivo della sua riflessione tra gioco e orrore, ha generato molto scalpore ma allo stesso tempo ha reso Libera un artista di fama internazionale.

Si tratta di sette scatole di mattoncini Lego apparentemente normali (stesso packaging, stesse grafiche, stessi colori primari), ma dal contenuto insolito. Le istruzioni al loro interno mostrano infatti come costruire un campo di concentramento nazista, il che va ampiamente contro alla funzione educativa tipica dei Lego.

Oltretutto Libera, che ha raggirato la Lego nascondendo il suo reale intento, ricevette i mattoncini tramite un programma di donazioni. Questo perché aveva dichiarato l’intenzione di costruire una casa o un ospedale, e non un campo di concentramento. Non appena l’azienda danese ne venne a conoscenza minacciò l’artista di intraprendere azioni legali e pretese che il proprio logo, accostato alla scritta “This work of Zbigniew Libera has been sponsored by Lego“, venisse rimosso. In questo modo l’opera acquisì ancora più fama.

Nel 1997 Libera avrebbe dovuto esporre la sua opera alla Biennale di Venezia, ma il curatore del padiglione polacco Jan Wojciechowski decise di escluderla all’ultimo. In segno di protesta l’artista decise a sua volta di non partecipare alla mostra, il che amplificò ulteriormente il dibattito sull’opera.

Il reale intento dell’artista

Viste le tante incomprensioni e le critiche ricevute, Libera ha fatto più volte chiarezza sulle radici biografiche e il messaggio alla base dell’opera. L’artista è cresciuto in Polonia: un paese che sin da subito educa ossessivamente i bambini sull’Olocausto. Di conseguenza i bambini, puri e innocenti, ricevono un eccesso di informazioni traumatiche impossibili da elaborare a quell’età. L’intento di Libera non era dunque quello di creare un campo di concentramento Lego da dare ai bambini come giocattolo, ma di realizzare un’opera che, con un linguaggio alternativo (quello dei Lego), potesse mettere a contatto i bambini con la storia e sostituirsi al modo in cui lui è stato indottrinato da piccolo sulla guerra.

Fonti:

https://en.wikipedia.org/wiki/Zbigniew_Libera
https://www.zbigniewlibera.com/home-eng
https://archiwum.artmuseum.pl/en/archiwum/archiwum-zbigniewa-libery/1937
https://archiwum.artmuseum.pl/en/archiwum/archiwum-zbigniewa-libery/1920
https://archiwum.artmuseum.pl/pl/archiwum/archiwum-zbigniewa-libery/1939
https://archiwum.artmuseum.pl/en/archiwum/archiwum-zbigniewa-libery/2191
https://www.factsnippet.com/site/facts-about-zbigniew-libera.html
https://culture.pl/en/work/lego-concentration-camp-zbigniew-libera
https://christinebednarz.wordpress.com/2009/10/13/lego-1996-by-artist-zbigniew-libera/
https://artbidy.com/en/stories/zbigniew-libera-5-interesting-facts-about-the-precursor-of-the-polish-critical-art

Pubblicato da Marco Dibiase

Ciao! Io sono Marco Dibiase, studente al secondo anno dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Ho 21 anni e mi definisco un ragazzo semplice, tranquillo e piuttosto creativo. Le mie più grandi passioni sono la musica, il calcio e gli sport da combattimento e il mio sogno è quello di lavorare nell'ambito del suono.